A PROPOSITO DELLA QUESTIONE WHIRLPOOL

«Whirpool, nuovo allarme bomba». Così titolava il giornale l’Adige martedì 24 settembre 2013. Sono notizie queste che, in un periodo dettato dalla crisi economica e, nel caso Trentino, da questa campagna elettorale, non fanno sperare a un futuro roseo e sereno. La nostra terra, il Trentino, è ed è sempre stata una terra di lavoratori responsabili. In passato, come nel presente, non sono mai mancate manifestazioni e contestazioni dei lavoratori; ma tutto, in un certo senso, s’è sempre, nella maggior parte delle situazioni, svolto nel rispetto delle norme e delle persone.  E il caso della Whirpool getta un velo di negatività sulla nostra provincia, sulla nostra gente che il 27 ottobre sarà chiamata a decidere la coalizione che si vedrà impegnata nei prossimi anni a far fronte alla crisi del mondo del lavoro, a ridare stimolo alle nostre aziende, ai giovani e alle scuole: a fare del Trentino, in poche parole, un modello economico e culturale di rilievo nello scenario nazionale ed europeo. Non è di certo bello leggere certe notizie e assistere ad atti irresponsabili, come quello legato alla Whirpool, in un momento particolarmente importante per la nostra società: vale a dire le elezioni, uno dei momenti più importanti della vita istituzionale di un paese; perché massima espressione della democrazia.

Quello che è opportuno fare, oltre che cercare i/il colpevoli/e, è interrogarsi; di porsi delle domande. E la prima domanda che viene in mente, parlando anche con le persone, è “perché?” “Perché assistiamo a fatti di questo tipo?” “Sono gesti estremi di persone che si vedono negare, con la chiusura dell’azienda, la prospettiva di un futuro sereno?” “Sono semplici fanatici e irresponsabili?”

Il compito della politica è di garantire ai cittadini la possibilità di potersi realizzare attraverso il lavoro; il lavoro non è solo sviluppo e benessere, ma anche è legalità. Lavorare vuol dire essere all’interno di un sistema di valori fatto di confronto, crescita continua e responsabilità. La politica, oggi più che mani, si deve assumere maggiori responsabilità in ambito economico. Con la delocalizzazione continua delle grandi imprese, vedi anche Subaru ad Ala, è opportuno rivedere il sistema economico della nostra Provincia: una terra legata alle proprie tradizioni, all’agricoltura, all’artigianato, alle piccole medie imprese radicate sul territorio, al confronto continuo in quanto terra di passaggio e vicina al mondo tedesco. La nostra è anche una terra che negli ultimi anni ha dimostrato di essere all’avanguardia nel campo della ricerca universitaria. Questi, appena elencati, devono essere i pilatri del nostro sviluppo: uno sviluppo legato e in sintonia con le nostre peculiarità territoriali. A Cembra, come sindaco e amministrazione, abbiamo dato il via al mercato contadino per dare visibilità e qualche opportunità in più ai nostri agricoltori. Sempre in Valle di Cembra a Grumes, in linea con il principio della territorialità e della partecipazione, la Comunità di Valle ha avviato un interessante progetto dal titolo “Analisi della biodiversità agricola e sviluppo della filiera biologica in Valle di Cembra”. Per finire, a inizio estate, sempre a Cembra, abbiamo ospitato un convegno basato sul confronto per decidere assieme cosa fare per valorizzare da un punto di vista economico e turistico la nostra valle. Sono piccoli passi, faticosi e non sempre facili, ma che sicuramente porteranno a quella forma di sviluppo che unisce territorialità, tradizione e innovazione/ricerca. Dobbiamo rimanere uniti, conoscere, confrontarci e fare rete con tutte le realtà che vivono il territorio, dalle imprese, all’università passando per le associazioni. Dobbiamo sfruttare questa crisi per gettare, tutti assieme e nessuno escluso, le basi per modello economico che deve essere tipico e impossibile da esportare e delocalizzare all’estero.

ANTONIETTA NARDIN

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