A PROPOSITO DI GIOCO D’AZZARDO

Il ruolo della politica è quello di affrontare la dipendenza da gioco con l’onestà intellettuale che, da un lato, il gioco è un grosso problema, dall’altro, garantisce un’entrata rilevante per le casse erariali. Occorre sensibilizzare le persone al fatto che ci sono famiglie finite sul lastrico, rapporti affettivi naufragati, sempre per colpa del vizio del gioco. Quindi informare ma in maniera “dinamica”, portando cioè l’esperienza concreta di chi la dipendenza ce l’ha avuta o ce l’ha ancora. Ovviamente riportando i dati reali, che sono tragicamente sconvolgenti. «C’è una slot-machine ogni 100 abitanti. Sono 140 quelle a Riva, 180 ad Arco».Da sindaco fa sicuramente un certo effetto imbattersi in un articolo (Adige, del 27 settembre 2013) con un titolo di questo genere. E ancora più sconvolgente leggere i dati riportati: settecento milioni di euro i soldi impegnati nel 2012 dai nostri nostri concittadini trentini nel gioco d’azzardo. «L’equivalente (scrive la giornalista autrice dell’articolo) di quello che potrebbe essere il costo per la realizzazione di Metroland e del collegamento Loppio-Busa. Un miliardo e trecento milioni gli euro spesi complessivamente in regione in slot-machines, gratta-e-vinci, lotto ed enalotto, tutti i giochi che comportano rischio in denaro e il cui esito è legato al caso, per una spesa annuale a testa – tra i maggiorenni – di 1652 euro».

Questi dati mettono la nostra regione al sesto posto nella classifica nazionale. Nel 2012 il fatturato dell’industria del gioco ha toccato la soglia dei 90 miliardi di euro; contro i 79 miliardi del 2011.

Gli studi sulle patologie da gioco sono ancora a un livello embrionale e solo da poco cominciano a comparire i primi studi e analisi sul fenomeno. In una relazione del Dipartimento Politiche Antidroga del 2012 si legge che «La dimensione del fenomeno in Italia è difficilmente stimabile in quanto, ad oggi, non esistono studi accreditati, esaustivi e validamente rappresentativi del fenomeno. La popolazione italiana totale è stimata in circa 60 milioni di persone, di cui il 54% sarebbero gicatori d’azzardo (dato rilevato con la domanda ‘Lei ha giocato d’azzardo almeno una volta negli ultimi 12 mesi?’). La stima dei giocatori d’azzardi problematici varia dallo 0,5% al 2,2% (Ministero della Salute, 2102)».

Il gioco d’azzrdo costituisce la nuova piaga del nostro tempo. Molte le famiglie dei nostri paesi e delle nostre vallate rovinate. Nonostante se ne parli molto e molto poco, come se l’argomento fosse, in un certo senso, un tabù, nota di merito e di lode va a quei comuni e a quelle realtà dove gli amministratori locali, assumendosi le proprie resposabilità mettendo al centro il bene comune di ogni singolo cittadino, hanno agito per arginare, quanto possibile il fenomeno sul proprio territorio.

Il mio personale plauso va all’iniziativa messa in campo recentemente della Comunità di Fiemme e non è un lavoro facile in quanto si tratta di una attività, quella legata al gioco, legalizzata dallo stato: da uno stato che mette davanti prima l’importanza del guadagno creando inevitabilmente un danno sociale di non poco conto i cui costi ricadono inevitabilmente su tutta la collettività.

ANTONIETTA NARDIN

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